Come Funziona la Successione della Casa?
Documenti, Tempi e Costi per gli Eredi
Quando muore il proprietario di una casa, l'immobile non passa automaticamente agli eredi: serve prima la successione, la procedura che trasferisce la proprietà per legge o per testamento. Il primo passo obbligatorio è la dichiarazione di successione, da presentare entro dodici mesi dalla data del decesso, seguita dalla voltura catastale che aggiorna l'intestazione dell'immobile.
Solo dopo questi passaggi, e dopo aver pagato le imposte dovute, la casa può essere venduta o affittata a nome dei nuovi proprietari. In questa guida vediamo i tempi reali, quanto costa la successione in base al grado di parentela e cosa cambia quando gli eredi sono più di uno, prima di arrivare a parlare di cosa fare con la casa.
La successione si apre nel momento esatto della morte del proprietario, non quando gli eredi decidono di occuparsene: è questa la data da cui partono tutti i termini legali, a partire dai dodici mesi per la dichiarazione. Un ritardo nell'iniziare le pratiche non sposta la scadenza, la riduce soltanto.
Gli eredi diventano proprietari per effetto della legge, se manca un testamento, o secondo le disposizioni del defunto. In entrambi i casi, prima di disporre dell'immobile, vendere, affittare, anche solo intestarsi le utenze, serve completare il percorso amministrativo: dichiarazione di successione, pagamento delle imposte e voltura catastale. Chi è chiamato all'eredità ma non vuole accettarla può inoltre rinunciarvi formalmente, un'opzione da valutare con un notaio prima di firmare qualsiasi documento.
Se la casa ha più di un erede, la proprietà passa a tutti insieme in quote indivise, la cosiddetta comunione ereditaria: un tema che approfondiamo più avanti in questo articolo, perché cambia sia i tempi sia i passaggi pratici da seguire, dalla raccolta delle firme fino alla decisione finale su cosa fare dell'immobile.
Un errore comune è pensare che la successione riguardi solo la casa. In realtà la dichiarazione include l'intero patrimonio del defunto, conti correnti, altri immobili, quote societarie, e va presentata una sola volta per tutto, non separatamente per ogni bene. L'esonero previsto per i patrimoni più piccoli, inoltre, non vale quando nell'eredità c'è un immobile. Per questo conviene avere fin da subito un quadro completo di ciò che il defunto possedeva, non solo dell'immobile che interessa vendere.
Secondo l'Agenzia delle Entrate (2026), la dichiarazione di successione va presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione, che coincide con la data del decesso. Il termine vale per eredi, chiamati all'eredità e legatari, e non si allunga se qualcuno degli eredi tarda ad attivarsi.
L'obbligo ricade su eredi, chiamati all'eredità e legatari, ma quando le persone obbligate sono più di una basta che a presentarla sia una sola. La presentazione avviene per via telematica: direttamente dall'erede tramite l'area riservata dell'Agenzia delle Entrate con SPID o carta d'identità elettronica, oppure tramite un intermediario abilitato, commercialista, CAF o studio notarile. Chi preferisce un aiuto allo sportello, infine, può prenotare un appuntamento per la trasmissione assistita.
La prova dell'avvenuta presentazione è la ricevuta trasmessa telematicamente dall'Agenzia: è questo documento, non una copia della dichiarazione compilata, che serve poi al notaio per procedere con un eventuale rogito di vendita. Conviene conservarlo insieme agli altri documenti dell'eredità fin dal primo giorno, in una cartella dedicata facilmente reperibile quando arriva il momento di trattare con un acquirente.
Nella pratica, chi si occupa della dichiarazione, spesso un commercialista o uno studio notarile, deve prima raccogliere il certificato di morte, un eventuale testamento, i dati catastali di tutti gli immobili e le informazioni sui rapporti bancari del defunto. Più la famiglia arriva preparata con questi elementi, più la pratica si chiude in tempi brevi: un professionista che riceve tutto al primo incontro può completare la dichiarazione in poche settimane, mentre documenti raccolti a rate allungano i tempi anche di qualche mese.
Molti eredi danno per scontato che, presentata la dichiarazione di successione, l'aggiornamento del catasto avvenga da solo. Nella maggior parte dei casi non è così: la voltura catastale va richiesta esplicitamente, di norma includendola nella stessa dichiarazione di successione, tramite l'apposito programma che unisce i due adempimenti in un solo invio telematico.
Secondo Biblus.acca.it (2026), dal 1° gennaio 2025 solo le riunioni di alcuni diritti minori, come l'usufrutto che si estingue alla morte del titolare, vengono eseguite in automatico dall'Agenzia, mentre negli altri casi, tra cui gli immobili nel sistema tavolare rilevante per il Friuli Venezia Giulia, la voltura resta un adempimento da presentare manualmente entro trenta giorni dalla registrazione della successione. Un ritardo comporta sanzioni amministrative comprese tra 103 e 1.032 euro, oltre al rischio di discrepanze tra catasto e registri immobiliari che possono emergere proprio in fase di vendita.
La voltura serve a comunicare al catasto chi sono i nuovi intestatari dell'immobile: senza questo aggiornamento, la visura catastale continua a riportare il nome del defunto, un dettaglio che un notaio nota immediatamente quando prepara i documenti per una vendita, con conseguente rallentamento della pratica proprio nel momento in cui una trattativa è già avviata.
Un consiglio pratico: al momento della dichiarazione di successione, verificate con chi vi assiste che la richiesta di voltura sia stata inclusa nell'invio, oppure segnatevi la scadenza dei trenta giorni se va presentata separatamente. È un passaggio che, se dimenticato, emerge spesso solo mesi dopo, quando si tratta di vendere e serve una visura aggiornata.
La voce di costo principale è l'imposta di successione, calcolata con aliquote diverse secondo il grado di parentela con il defunto. Secondo CAFinforma.it (2026), coniuge e figli pagano il 4% sulla parte che supera 1.000.000 di euro di franchigia, soglia applicata a ciascun erede singolarmente, non all'intero patrimonio diviso tra loro.
Secondo Notaio Paolo Tonalini (2026), per i fratelli l'aliquota sale al 6%, con una franchigia più bassa, 100.000 euro a testa. Gli altri parenti fino al quarto grado pagano lo stesso 6% ma senza alcuna franchigia, mentre chi non ha legami di parentela, un convivente non sposato per esempio, arriva all'8% sempre senza soglia esente. È una differenza che pesa su quanto resta agli eredi: due figli che dividono un immobile da 600.000 euro di valore catastale restano sotto la franchigia e non pagano nulla, mentre due fratelli nella stessa situazione superano la loro soglia e devono versare qualcosa.
Una precisazione che sorprende molte famiglie: l'imposta non si calcola sul valore di mercato, ma su un valore catastale quasi sempre più basso, spesso la metà o meno di quanto l'immobile varrebbe in vendita. Ne parliamo nella prossima sezione.
Per le persone con disabilità grave riconosciuta, la franchigia sale a 1.500.000 euro, indipendentemente dal grado di parentela con il defunto: un'agevolazione pensata per chi si trova in una condizione di fragilità aggiuntiva rispetto agli altri eredi. Secondo Nevist (2026), dal 1° gennaio 2026 è in vigore anche il nuovo Testo Unico delle imposte indirette, che riorganizza la disciplina della successione senza toccare queste aliquote e franchigie.
Per gli immobili, l'imposta di successione non si applica al prezzo che la casa otterrebbe sul mercato, ma al suo valore catastale, un dato che si ottiene con una formula precisa: la rendita catastale, moltiplicata per 1,05 e per un coefficiente che varia secondo la destinazione dell'immobile, 110 per la prima casa, 120 per le altre abitazioni.
Secondo CAFinforma.it (2026), un appartamento che sul mercato vale 400.000 euro può avere un valore catastale ai fini della successione di appena 150.000-180.000 euro, una differenza che riduce in modo sostanziale la base su cui si calcolano le imposte dovute. La rendita catastale di partenza si trova sulla visura, richiedibile gratuitamente online con SPID o carta d'identità elettronica.
Questo scarto tra valore catastale e valore di mercato riguarda solo il calcolo delle imposte di successione: quando più avanti deciderete se vendere, la casa andrà comunque valutata al prezzo reale che il mercato è disposto a riconoscere, non al valore fiscale usato per la dichiarazione. Sono due numeri diversi, calcolati per scopi diversi, ed è un punto che genera spesso confusione tra gli eredi: lo approfondiamo, con esempi di calcolo, nella nostra guida sul calcolo del valore di un immobile in successione.
Se la casa ha subito lavori di ristrutturazione importanti dopo l'ultimo aggiornamento catastale, conviene verificare che la rendita rifletta lo stato reale dell'immobile prima di procedere: una rendita non aggiornata può portare a un valore catastale sbagliato, con conseguenze sia sull'imposta di successione sia, più avanti, sulla vendita stessa.
Una successione tra fratelli o più parenti richiede il coinvolgimento di tutti: la dichiarazione ne basta una sola per l'intera eredità, ma la casa resta in comunione fino a quando qualcuno non ne chiede la divisione. Non è un ostacolo, ma un motivo in più per procedere in modo ordinato fin dall'inizio.
Nella pratica i tempi si allungano soprattutto quando gli eredi vivono in città diverse o all'estero: raccogliere firme e documenti richiede settimane in più rispetto a una successione con un erede solo, residente vicino all'immobile. Una procura firmata davanti a un notaio permette a chi non può essere presente di farsi rappresentare senza bloccare la pratica, ed è una soluzione che vediamo spesso in famiglie con un fratello emigrato e gli altri rimasti in Friuli.
Le domande più frequenti in questi casi, chi occupa la casa, come si divide un eventuale ricavato dalla vendita, cosa succede se un fratello non è d'accordo, meritano un approfondimento specifico: le trattiamo nel nostro articolo dedicato a come decidere cosa fare quando una casa è ereditata da più fratelli, oltre alle guide dedicate a un fratello che occupa la casa e a chi vuole vendere la propria quota senza l'accordo degli altri.
Un aspetto pratico da non sottovalutare: anche le imposte di successione seguono le quote di ciascun erede, non un unico importo complessivo. Ogni fratello o parente calcola la propria franchigia e la propria aliquota in base al grado di parentela con il defunto, non in base a quella degli altri coeredi.
Completata la successione, la scelta su cosa fare con la casa resta aperta: tenerla come è, magari per uso familiare, metterla a reddito con un affitto, oppure venderla. Non è una decisione da prendere di fretta, e nemmeno una che conviene rimandare a lungo senza un motivo preciso.
Se la casa resta vuota per mesi o anni i costi continuano a maturare, IMU, utenze, manutenzione minima, senza che nessuno ne tragga beneficio. È una delle ragioni per cui molte famiglie, dopo la parte fiscale, iniziano a valutare la vendita, anche solo per capire le cifre in gioco senza impegnarsi subito.
Se la strada che vi interessa è vendere, il passaggio successivo naturale è verificare quali documenti servono in più rispetto a una compravendita ordinaria: li trovate nella nostra guida sui documenti per vendere una casa ereditata. Le imposte già versate qui non si ripetono alla vendita: la compravendita genera un pacchetto di costi separato, quasi sempre a carico di chi acquista, spiegato nella nostra guida su cosa si paga vendendo una casa ereditata.
Una valutazione realistica dell'immobile, fatta prima di decidere, aiuta anche quando la casa è ancora in comunione tra più eredi: dà a tutti un riferimento oggettivo su cui ragionare, che si scelga poi di vendere insieme, di dividere la casa o di far rilevare le quote a chi vuole restare. Anche chi non ha ancora deciso nulla, e vuole solo capire l'ordine di grandezza in gioco prima di parlarne in famiglia, può partire da qui senza alcun impegno a procedere.
Il primo errore è iniziare a cercare informazioni sulla vendita prima di aver completato la dichiarazione di successione: senza questo passaggio, e senza la trascrizione dell'accettazione, nessun notaio può procedere a un rogito, per quanto interessato sia l'acquirente.
Il secondo è dimenticare la richiesta di voltura catastale, o darla per scontata come parte automatica della dichiarazione. Come visto, nella maggior parte dei casi va verificata esplicitamente, e un ritardo comporta sanzioni evitabili con un controllo al momento giusto.
Il terzo riguarda il valore catastale: alcune famiglie, spaventate dall'idea delle imposte, rimandano la dichiarazione pensando di dover pagare sul valore di mercato dell'immobile. Nella maggior parte dei casi l'importo reale, calcolato sul valore catastale, è più basso del temuto, spesso pari a zero grazie alla franchigia, e verificarlo in anticipo evita rinvii inutili.
Il quarto, quando gli eredi sono più di uno, è non parlarsi prima di dover firmare qualcosa insieme: chiarire fin dall'inizio chi si occupa dei rapporti con il commercialista o il notaio, e come si dividerà un eventuale ricavato futuro, evita tensioni proprio nel momento in cui servirebbe la massima collaborazione tra fratelli.
Il quinto riguarda il sistema tavolare, rilevante per chi si trova a Trieste, Gorizia e in alcuni comuni della provincia di Udine: qui la voltura segue regole proprie, legate all'intavolazione nel libro fondiario, diverse da quelle del catasto ordinario usato nel resto d'Italia. Chi non tiene conto di questa differenza rischia di considerare completata una pratica che, in realtà, manca ancora di un passaggio specifico del territorio.
La successione di una casa è una sequenza, non un adempimento singolo: dichiarazione entro dodici mesi dal decesso, imposte ipotecaria e catastale, voltura da richiedere, e trascrizione dell'accettazione quando l'immobile va venduto. Ogni passaggio poggia su quello che lo precede, quindi un ritardo iniziale si trascina fino al rogito. Quanto si paga dipende dal grado di parentela: coniuge e figli hanno una franchigia di un milione di euro a testa e l'aliquota al 4%, mentre fratelli e parenti più lontani pagano di più su franchigie più basse.
Se hai ereditato una casa in Friuli Venezia Giulia e non sai a che punto sia la pratica, possiamo ricostruire con te quali passaggi sono chiusi e quali mancano, prima ancora di parlare di prezzo. È un controllo che facciamo di routine sugli immobili ereditati di Pordenone, Udine, Gorizia e Trieste, e che evita di scoprire un documento mancante quando l'acquirente è già in attesa.
Dodici mesi dalla data di apertura della successione, che coincide con il decesso del proprietario e non con il momento in cui gli eredi se ne occupano. Il termine vale per l'intero patrimonio del defunto, non solo per la casa, e comprende conti correnti, altri immobili e quote societarie. La dichiarazione si presenta all'Agenzia delle Entrate online con SPID o carta d'identità elettronica, tramite un intermediario abilitato come un commercialista o uno studio notarile, oppure con l'assistenza diretta di un ufficio su appuntamento.
L'obbligo ricade su eredi, chiamati all'eredità e legatari, o sui loro rappresentanti legali, e quando le persone obbligate sono più di una all'Agenzia delle Entrate basta che a presentarla sia una sola. Chi la compila materialmente, poi, resta una scelta libera: l'erede può procedere da solo nell'area riservata con SPID o carta d'identità elettronica, oppure affidarsi a un intermediario abilitato, un commercialista, un CAF o uno studio notarile. Il notaio non serve per questo adempimento, ma diventa indispensabile al rogito di vendita.
Secondo l'Agenzia delle Entrate l'esonero scatta solo se ricorrono insieme tre condizioni: l'eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta, il suo valore non supera 100.000 euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari. Basta quindi una casa nell'asse ereditario perché l'obbligo resti, quale che sia il valore del resto del patrimonio. Chi eredita un immobile deve sempre presentarla, anche quando l'imposta dovuta risulta poi pari a zero grazie alla franchigia.
Arriva la ricevuta telematica dell'Agenzia delle Entrate, prova dell'avvenuta presentazione, e da quel momento decorrono i trenta giorni per la voltura catastale se non è stata inclusa nello stesso invio. Restano poi da versare le imposte dovute, ipotecaria e catastale comprese. Per vendere serve un passaggio in più, la trascrizione dell'accettazione dell'eredità, che rende gli eredi proprietari verso i terzi: senza di essa nessun notaio procede al rogito, per quanto avanzata sia la trattativa con un acquirente.
Il ritardo comporta sanzioni, che crescono quanto più tempo passa dalla scadenza dei dodici mesi. Anche la voltura catastale ha una sanzione propria se non richiesta all'Agenzia delle Entrate entro trenta giorni dalla registrazione della successione. Al di là del costo, un ritardo prolungato blocca i passaggi successivi: senza dichiarazione e voltura completate nessun notaio può procedere a una vendita, con il rischio concreto di perdere una trattativa già avviata per un problema evitabile con qualche settimana di anticipo.
Nella maggior parte dei casi no, va richiesta esplicitamente. Solo la riunione di alcuni diritti minori che si estinguono con la morte, come l'usufrutto, viene eseguita in automatico dall'Agenzia delle Entrate dal 2025. Per il resto la richiesta di voltura si include di norma nella dichiarazione di successione, tramite il programma che unisce i due adempimenti in un solo invio telematico. Se il passaggio non viene incluso, va presentata separatamente entro trenta giorni dalla registrazione, altrimenti scattano le sanzioni.
Per coniuge e figli l'imposta è del 4%, calcolata solo sulla parte che supera la franchigia di 1.000.000 di euro per ciascun erede. Nella maggior parte dei casi il valore catastale di una singola abitazione resta ampiamente sotto quella soglia, quindi l'imposta dovuta all'Agenzia delle Entrate è spesso pari a zero o comunque contenuta. Il calcolo si basa sul valore catastale, quasi sempre inferiore a quello di mercato, non sul prezzo a cui la casa potrebbe essere venduta. Restano dovute ipotecaria e catastale.
No. Servono prima la dichiarazione di successione e la trascrizione dell'accettazione dell'eredità, i due passaggi che rendono gli eredi proprietari a tutti gli effetti verso i terzi, incluso un acquirente e la sua banca in caso di mutuo. Nessun notaio procede al rogito senza questi documenti, per quanto interessato sia il potenziale acquirente. Per questo conviene avviare la pratica presso l'Agenzia delle Entrate appena possibile, prima ancora di cercare un acquirente o di fissare un prezzo di vendita.
Sì, in modo netto. Coniuge e figli pagano il 4% con una franchigia di 1.000.000 di euro a testa, mentre fratelli e sorelle pagano il 6% con una franchigia molto più bassa, 100.000 euro ciascuno. La differenza incide soprattutto sulle case di valore catastale medio-alto, dove i fratelli superano più facilmente la soglia esente rispetto a un figlio. Conviene calcolare in anticipo l'imposta dovuta all'Agenzia delle Entrate con un commercialista, invece di affidarsi a stime generiche basate sul grado di parentela.
Agenzia delle Entrate: Dichiarazione di successione, come presentarla
Agenzia delle Entrate: Chi deve presentare la dichiarazione di successione (aggiornata 29/05/2026)
Biblus.acca.it: Voltura catastale per successione: come si fa?
CAFinforma.it: Tasse successione immobile 2026: aliquote, calcolo ed esempi (giugno 2026)
Notaio Paolo Tonalini, "L'imposta di successione e donazione" (2026)
Nevist, "Tasse di successione 2026: aliquote, franchigie e novità" (2026)
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